sabato 9 marzo 2013

Paccheri al nero di seppia, mozzarella di bufala e involtino di triglia e pancetta

Salve ragazze!
Ho appena appreso dalla mia amica Roby del blog Facciamo che ero la cuoca che su fb è nato un gruppo: le BLOGGALLINE... per puro caso e chiacchiere tra amiche in chat - mi dice - ...l'idea è di fare un raduno ad aprile, si pensava Roma che è a metà strada per agevolare tutte, dalla Sicilia al Trentino, io ho l'account su fb ma non ci vado mai... quindi mi ha detto che si cercherà di avvisare via blog sulla data che si stabilirà!
Ma dico? Ci pensate? È una cosa che mi entusiasma non poco questa... dare un volto a voi che da tempo mi accompagnate in questa avventura! Davvero un'iniziativa che mi gasa un sacco!
Oggi due paccheri in allegria! La pasta è sempre la pasta via, e diciamocelo!


Ingredienti per due persone:
Per gli involtini:
  • 3 triglie
  • 4 fette di pancetta affumicata tagliata sottile
Per il pesto:
  • olio evo
  • basilico
  • sale
  • 1 spicchio aglio
  • semi zucca
  • concentrato di pomodoro per completare

Cuciniamo insieme:
Mettete a bollire l'acqua per cuocere la pasta, intanto preparate il pesto in un mortaio aggiungendo i semi di zucca, il basilico, l'olio evo e il sale, quando il pesto sarà omogeneo aggiungete lo spicchio di aglio che poi leverete al momento di impiattare.
Sfilettate  le vostre triglie e stendetele ben compatte, stendete una fetta di pancetta e arrotolate il tutto creando un involtino. Ponete in forno preriscaldato a 180° finché la pancetta non risulterà croccantina (circa 15 minuti). Nel frattempo cuocete la pasta.
Impiattate inserendo in ogni pacchero un pezzo di mozzarella di bufala campana dop che avrete precedentemente fatto riposare per un quarto d'ora immersa in acqua tiepida ancora sigillata nella sua confezione, il pesto, l'involtino di triglia e delle gocce di concentrato di pomodoro!

lalexa


escluso il cane
non rimane che gente assurda
con le loro facili soluzioni
nei loro occhi c'è un cannone
e un elisir di riflessione.
Rino Gaetano 


Con questa ricetta partecipo al contest Le Strade della Mozzarella





venerdì 8 marzo 2013

A tutte le donne

Passo veloce, non potevo non farlo oggi, odio i fiori recisi e le feste a comando, ma  sento di dedicare a tutte voi la stessa grande emozione che ha donato a me una grande donna! Le mie labbra sorridono  e i miei occhi trattengono una dolcissima gocciolina salata!


Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
 e innalzi il tuo canto d'amore.


Alda Merini






mercoledì 6 marzo 2013

Il manzo saltato che girava le viti del mondo

(...) Quella sera però non riuscivo a sprofondare secondo il mio solito nel piacere della lettura. Kumiko, infatti, tardava. In genere alle sei e mezza al massimo era di ritorno, e quando pensava di far tardi, anche solo di dieci minuti, non mancava mai di chiamarmi. In queste cose era fin troppo metodica. Ma quel giorno alle sette passate non era ancora tornata, né aveva telefonato. Io avevo preparato tutto in modo da poter cenare appena lei fosse arrivata. Non era un gran menù.

In una padella cinese si facevano andare a fuoco basso bue affettato sottile, cipolle, peperoni e germogli di soia, si cospargeva di sale e pepe, e si aggiungeva un po' di olio di sesamo. All'ultimo minuto si condiva il tutto con uno spruzzo di birra, era un piatto che mi ero preparato spesso quando vivevo da solo. Il riso era cotto, il brodo di miso era caldo, la verdura era lavata e disposta in un vassoio, pronta per essere buttata in padella in qualsiasi momento.



Ma Kumiko non tornava. Avevo fame, quasi quasi ero tentato di prepararmi la mia parte e cominciare a mangiare da solo. Ma per qualche motivo quella soluzione non mi soddisfaceva, avevo la sensazione che non fosse una cosa corretta, anche se non sapevo spiegarmi il perché.
Seduto al tavolo della cucina bevvi una birra, e rosicchiai parecchi cracker stantii che trovai in fondo alla credenza. La lancetta corta della sveglia si andava avvicinando alle sette e mezza, e io me ne stavo con le mani in mano a guardarla avanzare.
In conclusione, Kumiko tornò alle nove e mezza passate. Aveva l'aria spossata. Gli occhi rossi, come iniettati di sangue. Brutto segno. Quando aveva gli occhi rossi, succedeva sempre qualcosa di brutto. «Stai calmo, - mi dissi, - cerca di non parlare a sproposito. Tranquillo, naturale, cerca di non provocarla».
-Scusami, - fece lei. - Non ce l'ho proprio fatta a finire prima. Volevo telefonarti, ma per varie ragioni non sono riuscita a trovare neanche un momento.
-Ma no, non fa niente. Non ti preoccupare, - risposi come se non ci facessi caso. E in realtà non è che fossi particolarmente seccato, era successa la stessa cosa anche a me non so quante volte. Andare a lavorare fuori casa comporta tanti problemi, non è una vita limpida e serena... non si tratta di raccogliere la rosa più bella che fiorisce in giardino, portarla alla vecchietta a letto per un'influenza due strade più in là, et voilà,
la giornata è bell'e che passata. No, succede a volte di ritrovarsi con dei buoni a nulla a fare cose assurde. Succede di non riuscire neanche a trovare un momento per telefonare a casa. Bastano trenta secondi, per comporre il numero di casa e dire «questa sera sono in ritardo». Di telefoni ce ne sono da tutte le parti. Eppure non sempre si riesce a farlo.
Mi misi a cucinare. Accesi il gas e cosparsi d'olio la padella. Kumiko tirò fuori la birra dal frigo e i bicchieri dalla credenza. Esaminò cosa io mi accingessi a preparare per cena. Poi senza dire una parola si sedette al tavolo, e si mise a bere la sua birra. (...)

Tratto da:
Murakami Haruki - L'uccello che girava le viti del mondo
Einaudi Editore - 2007



Un libro che mi ha lasciato moltissimo. Non solo questa ricetta.
Ecco la mia trasposizione della ricetta. Come essere entrata anche io un po' nel libro. Non c'è bisogno di agigungere altro. La ricetta è semplice, e Murakami scrive sicuramente meglio di me ;)


lalexa










martedì 5 marzo 2013

Torta meranese a modo mio

Salve gente qui Alexa esaurita esausta e sfinita, sto programmando le attività per il laboratorio dei bimbi ma nel frattempo proseguo con il mio lavoro che in questo periodo è particolarmente duro per un progetto che sto seguendo di pet therapy con i nonni, in più ho la casa che è un po' un merdaio (si può dire?!) ...cioè io faccio faccio ma mi pare che ci siano mille cose da fare sempre. Oggi vi voglio proporre questa torta che ha come base il concetto della torta meranese ma l'ho un po' rivista utilizzando le arance e il loro succo, la granella di nocciole e del cointreau, al posto delle mele le mandorle e il rum. Devo dire che il risultato mi ha soddisfatta. Ma poi volevo chiedervi una cosa... avete mai fatto caso che nelle varie ricette sui libri quando c'è da montare a neve il bianco dell'uovo e anche da sbattere il rosso con il burro e lo zucchero vi fanno sempre montare prima i rossi e poi i bianchi? Ma... perchè?! Voglio dire... non è più pratico montare i bianchi e poi con le stesse fruste i rossi? Invece montando prima i rossi poi uno deve per forza lavare le fruste e usarle per i bianchi... altrimenti i bianchi non si monterebbero mai con le fruste “sporche” dei rossi... uhmm... non so se mi sono spiegata. Questi si che sono veri problemi esistenziali. Oggi va così!
Dai smetto passiamo alla ricetta! ;)


Ingredienti:

Per la farcitura:
  • 2 arance
  • 30 gr di vino bianco
  • cannella
  • 40 gr di zucchero di canna (o normale)

Per la torta:
  • 2 rosette
  • il succo di 2 arance
  • 80 gr di latte
  • 100 gr di burro
  • 200 gr di zucchero
  • 4 tuorli
  • 200 gr di granella di nocciole
  • vaniglia (i semini nel baccello)
  • 20 gr cointreau
  • 4 albumi

Per la bagna:
  • il succo di un arancia
  • 20 gr di cointreau
  • 20 gr di zucchero
  • cannella
  • 2 chiodi garofano
  • burro e zucchero a velo per cospargere lo stampo

 

Cuciniamo insieme:
Sbucciate le arance e mettetele e a fette in un pentolino con il vino bianco, lo zucchero e la cannella e fate caramellare per un paio di minuti.
Preparate l'impasto della torta grattugiando la crosta delle rosette e ammollandole nel latte intiepidito.
Montate i bianchi delle uova a neve ferma e aggiungete a questa 50 gr di zucchero, ora sbattete il burro aggiungendo il rimanente zucchero e i rossi finché il composto non risulterà bello spumoso. Ora aggiungete la granella di nocciola, la vaniglia, il cointreau e le croste delle rosette strizzate e quindi incorporate delicatamente i bianchi montati. Mettete metà impasto in una teglia imburrata e cosparsa di zucchero a velo, stendete le arance caramellate e ricoprite con il restante impasto; cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 45 minuti. Trascorso il tempo fate intiepidire e irrorate con la bagna che avrete ottenuto scaldando per una decina di minuti il succo di arancia, il cointreau, lo zucchero, la cannella e i chiodi di garofano il tutto setacciato.

lalexa






Con questa ricetta partecipo al contest di Una Fetta Di Paradiso "Dolci Agrumati"





sabato 2 marzo 2013

Crostino biscottato al fegato d'anatra

Ciao ragazze!
Ecco lalexa, ma quanto corre lalexa in questi giorni. Uff.
Avrei proprio voglia di fermarmi qualche giorno (non contano quelli passati a letto con la febbre che mi hanno stancato ancora di più delle giornate di lavoro) per dedicarmi alle mie passioni e ad un sano fancazzismo in serenità, ahah, ma in questi giorni ho accettato un lavoro per il quale sto occupando una fetta gigantesca del mio tempo libero. Oltre al mio bel lavoretto con i nonni sto progettando un laboratorio creativo per un gruppo di bambini. La cosa mi terrorizza un po' perché ammetto di non essere abituata (lavorando con gli over 75) a trovarmi immersa in un gruppo di piccoli bimbi urlanti... ma proprio per questo non potevo rifiutare, i miei studi mi aiuteranno, ma si sa... l'università (soprattutto negli indirizzi sociali) non insegna a lavorare su campo... e allora sto progettando un laboratorio in pieno stile lalexa. Non può essere il solito laboratorio tipo grest/lavoretti... dev'essere un laboratorio, uno spazio, un momento.... folle!! Ma non solo... il mio obiettivo sarà quello di accompagnare questi bimbi in un percorso che li coinvolga a pieno. Non solo manualità... anzi... la mia idea è cercare di creargli una strada parallela al pensiero condiviso. Una sorta di pensiero parallelo. Loro in questo saranno molto più bravi e preparati di me. A me il compito di aprirgli questa porta ;) E allora via... si inizia.. e quando si inizia lasciamo fuori il mondo e costruiamone uno nostro ;) Mah... ambiziosa? Si! ;) Per questo ho accettato, una sfida per me... ma voglio che lo diventi anche per loro. Una fantastica sfida. Speriamo di riuscire a mettere in pratica il turbine di emozioni e di idee che mi frullano da un po' ;)

E comunque trovo il tempo per essere qui, con voi, e di condividere con voi le mie emozioni. Giorno per giorno. Non smetterò mai di ringraziarvi. Come non smetterò mai di ringraziare Nus de L'Ennesimo blog di cucina per aver selezionato il mio tonkatsu come ricetta vincitrice della sfida di febbraio e il blog Terra e Farina per aver messo al secondo gradino del podio nel loro bellissimo contest il mio pasticcio di tortillas.

Che dire.
Passata la febbre è tempo di tutte queste emozioni.
Fantastico.

Da un po' di tempo sono andata in sollucchero, come direbbe il Giovane Holden (uno dei miei libri preferiti) per il contest il quinto quarto (r)evolution... che dire sarò sadica o morbosa ma una parte di me è sempre stata attirata dai piatti di interiora, frattaglie, rigagli, ecc.... quindi ho voluto unire la raffinatezza dei prodotti Mariangela Prunotto con la decisione delle interiore dell'anatra. Ho trovato da un contadino (e quanto l'ho cercato) del freschissimo fegato e cuori di anatra. Non il foie gras o il fegato grasso! Non riuscirei a rendermi partecipe di tale crudeltà, credo tutte voi sappiate il macabro ingozzamento forzato di queste povere bestie. Io ho usato del semplice fegato e ne è nata una straordinaria portata.


Ingredienti per due persone:

Per il patè:
  • 200 gr di fegato di anatra (NON GRASSO) e cuori di anatra
  • 1 fetta di pancetta
  • 1 manciata di nocciole tostate
  • 1 chiodo di garofano
  • cannella
  • 2 bacche di ginepro
  • 3 bacche di mirto
  • pepe rosa in grani
  • noce moscata
  • 1 scalogno
  • 50 gr di mollica di pane ammollata nel latte
  • timo
  • alloro
  • olio evo
  • sale e pepe
  • cointreau
  • confettura extra di rosa canina Azienda Agricola Mariangela Prunotto
  • granella di nocciole
  • 1 presa di buccia di arancia grattuggiata

Per la base:
  • 4 fette biscottate
  • 20 gr di burro



Cuciniamo insieme:
Innanzitutto preparate la base del crostino. Prendete le fette biscottate, tritatele grossolanamente e aggiungete il burro fuso. Mescolate bene e in uno stampo mettete il composto pressando bene come per la cheescake ;). Ponete in frigo mezzora.
Nel frattempo mettete in una padella tre cucchiai di olio, lo scalogno tritato, tutti gli aromi tranne la buccia d'arancia che metterete alla fine. Aggiungete i fegatini e i cuori dell'anatra tagliati grossolanamente. Quando inizieranno a rosolare per bene sfumate con il cointreau (ci sta benissimo anche del cognac o del madera/porto). Salate e pepate e fate cuocere per una decina di minuti. Trasferite il composto (io ho eliminato il chiodo di garofano perché sarebbe risultato troppo invadente) nel mixer insieme al pane ammorbidito nel latte e alla buccia d'arancia grattugiata e tritate. Aggiungete ora le nocciole sminuzzate grossolanamente, amalgamate per bene il composto e ponete il patè sopra la base di fette biscottate pressando molto bene e ponete in frigo per una notte. Il giorno dopo impiattate aggiungendo sulla superficie la confettura di rosa canina Az. Agr. Mariangela Prunotto e della granella di nocciole.
Il piatto si sposa divinamente con degli spicchi di arancia pelati a vivo.

lalexa