Ho appena appreso dalla mia amica Roby del blog Facciamo che ero la cuoca che su fb è nato un gruppo: le BLOGGALLINE... per puro caso e chiacchiere tra amiche in chat - mi dice - ...l'idea è di fare un raduno ad aprile, si pensava Roma che è a metà strada per agevolare tutte, dalla Sicilia al Trentino, io ho l'account su fb ma non ci vado mai... quindi mi ha detto che si cercherà di avvisare via blog sulla data che si stabilirà!
Ma dico? Ci pensate? È una cosa che mi entusiasma non poco questa... dare un volto a voi che da tempo mi accompagnate in questa avventura! Davvero un'iniziativa che mi gasa un sacco!
Oggi due paccheri in allegria! La pasta è sempre la pasta via, e diciamocelo!
Mettete a bollire l'acqua per cuocere la pasta, intanto preparate il pesto in un mortaio aggiungendo i semi di zucca, il basilico, l'olio evo e il sale, quando il pesto sarà omogeneo aggiungete lo spicchio di aglio che poi leverete al momento di impiattare.
Sfilettate le vostre triglie e stendetele ben compatte, stendete una fetta di pancetta e arrotolate il tutto creando un involtino. Ponete in forno preriscaldato a 180° finché la pancetta non risulterà croccantina (circa 15 minuti). Nel frattempo cuocete la pasta.
Impiattate inserendo in ogni pacchero un pezzo di mozzarella di bufala campana dop che avrete precedentemente fatto riposare per un quarto d'ora immersa in acqua tiepida ancora sigillata nella sua confezione, il pesto, l'involtino di triglia e delle gocce di concentrato di pomodoro!
Passo veloce, non potevo non farlo oggi, odio i fiori recisi e le feste a comando, ma sento di dedicare a tutte voi la stessa grande emozione che ha donato a me una grande donna! Le mie labbra sorridono e i miei occhi trattengono una dolcissima gocciolina salata!
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l'emancipazione. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d'amore che però grida ancora vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la terra e innalzi il tuo canto d'amore.
(...) Quella sera però non riuscivo a sprofondare secondo il mio solito nel piacere della lettura. Kumiko, infatti, tardava. In genere alle sei e mezza al massimo era di ritorno, e quando pensava di far tardi, anche solo di dieci minuti, non mancava mai di chiamarmi. In queste cose era fin troppo metodica. Ma quel giorno alle sette passate non era ancora tornata, né aveva telefonato. Io avevo preparato tutto in modo da poter cenare appena lei fosse arrivata. Non era un gran menù. In una padella cinese si facevano andare a fuoco basso bue affettato sottile, cipolle, peperoni e germogli di soia, si cospargeva di sale e pepe, e si aggiungeva un po' di olio di sesamo. All'ultimo minuto si condiva il tutto con uno spruzzo di birra, era un piatto che mi ero preparato spesso quando vivevo da solo. Il riso era cotto, il brodo di miso era caldo, la verdura era lavata e disposta in un vassoio, pronta per essere buttata in padella in qualsiasi momento.
Ma Kumiko non tornava. Avevo fame, quasi quasi ero tentato di prepararmi la mia parte e cominciare a mangiare da solo. Ma per qualche motivo quella soluzione non mi soddisfaceva, avevo la sensazione che non fosse una cosa corretta, anche se non sapevo spiegarmi il perché. Seduto al tavolo della cucina bevvi una birra, e rosicchiai parecchi cracker stantii che trovai in fondo alla credenza. La lancetta corta della sveglia si andava avvicinando alle sette e mezza, e io me ne stavo con le mani in mano a guardarla avanzare. In conclusione, Kumiko tornò alle nove e mezza passate. Aveva l'aria spossata. Gli occhi rossi, come iniettati di sangue. Brutto segno. Quando aveva gli occhi rossi, succedeva sempre qualcosa di brutto. «Stai calmo, - mi dissi, - cerca di non parlare a sproposito. Tranquillo, naturale, cerca di non provocarla». -Scusami, - fece lei. - Non ce l'ho proprio fatta a finire prima. Volevo telefonarti, ma per varie ragioni non sono riuscita a trovare neanche un momento. -Ma no, non fa niente. Non ti preoccupare, - risposi come se non ci facessi caso. E in realtà non è che fossi particolarmente seccato, era successa la stessa cosa anche a me non so quante volte. Andare a lavorare fuori casa comporta tanti problemi, non è una vita limpida e serena... non si tratta di raccogliere la rosa più bella che fiorisce in giardino, portarla alla vecchietta a letto per un'influenza due strade più in là, et voilà, la giornata è bell'e che passata. No, succede a volte di ritrovarsi con dei buoni a nulla a fare cose assurde. Succede di non riuscire neanche a trovare un momento per telefonare a casa. Bastano trenta secondi, per comporre il numero di casa e dire «questa sera sono in ritardo». Di telefoni ce ne sono da tutte le parti. Eppure non sempre si riesce a farlo. Mi misi a cucinare. Accesi il gas e cosparsi d'olio la padella. Kumiko tirò fuori la birra dal frigo e i bicchieri dalla credenza. Esaminò cosa io mi accingessi a preparare per cena. Poi senza dire una parola si sedette al tavolo, e si mise a bere la sua birra. (...)
Tratto da:
Murakami Haruki - L'uccello che girava le viti del mondo
Einaudi Editore - 2007
Un libro che mi ha lasciato moltissimo. Non solo questa ricetta.
Ecco la mia trasposizione della ricetta. Come essere entrata anche io un po' nel libro. Non c'è bisogno di agigungere altro. La ricetta è semplice, e Murakami scrive sicuramente meglio di me ;)
Salve gente qui Alexa
esaurita esausta e sfinita, sto programmando le attività per il
laboratorio dei bimbi ma nel frattempo proseguo con il mio lavoro che
in questo periodo è particolarmente duro per un progetto che sto
seguendo di pet therapy con i nonni, in più ho la casa che è un po'
un merdaio (si può dire?!) ...cioè io faccio faccio ma mi
pare che ci siano mille cose da fare sempre. Oggi vi voglio proporre
questa torta che ha come base il concetto della torta meranese ma
l'ho un po' rivista utilizzando le arance e il loro succo, la
granella di nocciole e del cointreau, al posto delle mele le mandorle
e il rum. Devo dire che il risultato mi ha soddisfatta. Ma poi volevo
chiedervi una cosa... avete mai fatto caso che nelle varie ricette
sui libri quando c'è da montare a neve il bianco dell'uovo e anche
da sbattere il rosso con il burro e lo zucchero vi fanno sempre
montare prima i rossi e poi i bianchi? Ma... perchè?! Voglio dire...
non è più pratico montare i bianchi e poi con le stesse fruste i
rossi? Invece montando prima i rossi poi uno deve per forza lavare
le fruste e usarle per i bianchi... altrimenti i bianchi non si
monterebbero mai con le fruste “sporche” dei rossi... uhmm... non
so se mi sono spiegata. Questi si che sono veri problemi
esistenziali. Oggi va così!
Dai smetto passiamo alla
ricetta! ;)
Ingredienti:
Per la farcitura:
2 arance
30 gr di vino bianco
cannella
40 gr di zucchero di canna (o
normale)
Per la torta:
2 rosette
il succo di 2 arance
80 gr di latte
100 gr di burro
200 gr di zucchero
4 tuorli
200 gr di granella di nocciole
vaniglia (i semini nel baccello)
20 gr cointreau
4 albumi
Per la bagna:
il succo di un arancia
20 gr di cointreau
20 gr di zucchero
cannella
2 chiodi garofano
burro e zucchero a velo per
cospargere lo stampo
Cuciniamo insieme:
Sbucciate le arance e
mettetele e a fette in un pentolino con il vino bianco, lo zucchero e
la cannella e fate caramellare per un paio di minuti.
Preparate l'impasto della
torta grattugiando la crosta delle rosette e ammollandole nel latte
intiepidito.
Montate i bianchi delle
uova a neve ferma e aggiungete a questa 50 gr di zucchero, ora
sbattete il burro aggiungendo il rimanente zucchero e i rossi finché
il composto non risulterà bello spumoso. Ora aggiungete la granella
di nocciola, la vaniglia, il cointreau e le croste delle rosette
strizzate e quindi incorporate delicatamente i bianchi montati.
Mettete metà impasto in una teglia imburrata e cosparsa di zucchero
a velo, stendete le arance caramellate e ricoprite con il restante
impasto; cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 45 minuti.
Trascorso il tempo fate intiepidire e irrorate con la bagna che
avrete ottenuto scaldando per una decina di minuti il succo di
arancia, il cointreau, lo zucchero, la cannella e i chiodi di
garofano il tutto setacciato.
Ecco lalexa, ma quanto
corre lalexa in questi giorni. Uff.
Avrei proprio voglia di
fermarmi qualche giorno (non contano quelli passati a letto con la
febbre che mi hanno stancato ancora di più delle giornate di lavoro)
per dedicarmi alle mie passioni e ad un sano fancazzismo in serenità, ahah, ma in questi giorni ho accettato un lavoro per il
quale sto occupando una fetta gigantesca del mio tempo libero. Oltre
al mio bel lavoretto con i nonni sto progettando un laboratorio
creativo per un gruppo di bambini. La cosa mi terrorizza un po'
perché ammetto di non essere abituata (lavorando con gli over 75) a
trovarmi immersa in un gruppo di piccoli bimbi urlanti... ma proprio
per questo non potevo rifiutare, i miei studi mi aiuteranno, ma si
sa... l'università (soprattutto negli indirizzi sociali) non insegna
a lavorare su campo... e allora sto progettando un laboratorio in
pieno stile lalexa. Non può essere il solito laboratorio tipo grest/lavoretti... dev'essere un laboratorio, uno spazio, un
momento.... folle!! Ma non solo... il mio obiettivo sarà quello di
accompagnare questi bimbi in un percorso che li coinvolga a pieno.
Non solo manualità... anzi... la mia idea è cercare di creargli una
strada parallela al pensiero condiviso. Una sorta di pensiero
parallelo. Loro in questo saranno molto più bravi e preparati di me.
A me il compito di aprirgli questa porta ;) E allora via... si
inizia.. e quando si inizia lasciamo fuori il mondo e costruiamone
uno nostro ;) Mah... ambiziosa? Si! ;) Per questo ho accettato, una
sfida per me... ma voglio che lo diventi anche per loro. Una
fantastica sfida. Speriamo di riuscire a mettere in pratica il
turbine di emozioni e di idee che mi frullano da un po' ;)
E
comunque trovo il tempo per essere qui, con voi, e di condividere con
voi le mie emozioni. Giorno per giorno. Non smetterò mai di
ringraziarvi. Come non smetterò mai di ringraziare Nus de L'Ennesimo blog di cucina per aver selezionato il mio tonkatsu come ricetta
vincitrice della sfida di febbraio e il blog Terra e Farina per aver
messo al secondo gradino del podio nel loro bellissimo contest il mio
pasticcio di tortillas.
Che
dire.
Passata
la febbre è tempo di tutte queste emozioni.
Fantastico.
Da un
po' di tempo sono andata in sollucchero, come direbbe il Giovane
Holden (uno dei miei libri preferiti) per il contest il quinto quarto (r)evolution... che dire sarò sadica o morbosa ma una parte di me è
sempre stata attirata dai piatti di interiora, frattaglie, rigagli,
ecc.... quindi ho voluto unire la raffinatezza dei prodotti Mariangela Prunotto con la decisione delle interiore dell'anatra. Ho trovato da un
contadino (e quanto l'ho cercato) del freschissimo fegato e cuori di
anatra. Non il foie gras o il fegato grasso! Non riuscirei a rendermi
partecipe di tale crudeltà, credo tutte voi sappiate il macabro
ingozzamento forzato di queste povere bestie. Io ho usato del
semplice fegato e ne è nata una straordinaria portata.
Ingredienti
per due persone:
Per
il patè:
200
gr di fegato di anatra (NON GRASSO) e cuori di anatra
Innanzitutto
preparate la base del crostino.
Prendete le fette biscottate, tritatele grossolanamente e aggiungete
il burro fuso. Mescolate bene e in uno stampo mettete il composto
pressando bene come per la cheescake ;). Ponete in frigo mezzora.
Nel
frattempo mettete in una padella tre cucchiai di olio, lo scalogno
tritato, tutti gli aromi tranne la buccia d'arancia che metterete
alla fine. Aggiungete i fegatini e i cuori dell'anatra tagliati
grossolanamente. Quando inizieranno a rosolare per bene sfumate con
il cointreau (ci sta benissimo anche del cognac o del madera/porto).
Salate e pepate e fate cuocere per una decina di minuti. Trasferite
il composto (io ho eliminato il chiodo di garofano perché sarebbe
risultato troppo invadente) nel mixer insieme al pane ammorbidito nel
latte e alla buccia d'arancia grattugiata e tritate. Aggiungete ora
le nocciole sminuzzate grossolanamente, amalgamate per bene il
composto e ponete il patè sopra la base di fette biscottate
pressando molto bene e ponete in frigo per una notte. Il giorno dopo
impiattate aggiungendo sulla superficie la confettura di rosa canina
Az. Agr. Mariangela Prunotto e della granella di nocciole.
Il
piatto si sposa divinamente con degli spicchi di arancia pelati a
vivo.