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sabato 7 dicembre 2013

Gnocconi alle erbette, brie e salsiccia

Hola bimbe! Questo periodo tanto per cambiare corro corro corro e tra una cosa e l'altra oggi ho combinato l'ennesimo patatrak... vado al bagno a fare pipì... ovviamente di corsa e rivestendomi con il cellulare in mano non mi cade nel water?! ...Ho sentito solo un plufff!! Un tonfo... subito lo pesco schifata, stacco subito la batteria e corro al pc a leggere su internet cosa bisogna fare in casi del genere... non usare il phon, non accenderlo subito, attendere qualche giorno.... uhm... mah... speriamo...
Da casa Alexa per ora è tutto, isolata dal mondo e incazzata ;)
Vi aggiornerò quanto prima sugli sviluppi futuri della saga cellulare... speriamo che non mi debba fare il regalo di Natale obbligato... non ne avrei molta voglia :(
Ma si, mi consolo ai fornelli stasera, vi lascio una ricetta sfiziosa e improvvisata (come al solito)...
A presto pupe!




Ingredienti per 4 tortini:

  • 150 gr di farina di semola
  • 1/2 litro di latte
  • 1 uovo
  • formaggio grana grattuggiato
  • sale
  • noce moscata
  • erbette e/o spinaci
  • 1 ricottina
  • brie
  • salsiccia



Cuciniamo insieme:
Iniziate preparando quello che sarà "l'impasto" del tortino, molto simile a quello usato per fare gli gnocchi alla romana: mettete sul fuoco il latte e portate a ebollizione, salate, aggiungete la noce moscata e quindi aggiungete la semola con l'aiuto di una frusta, quando inizia a rapprendersi spegnete il fuoco e aggiungete l'uovo e il parmiggiano.
Prepariamo ora il ripieno, bollite le vostre erbette (o spinaci), tritatele grossolanamente e mettetele in una terrina a cui aggiungerete la ricotta. Mescolate per bene.
Ora foderate con l'impasto di semola delle cocottine (o se preferite createne solo uno grande in una teglia) e riempitele con il composto di erbette e ricotta, io ho aggiunto al centro un pezzo di brie e un pezzetto di salsiccia, ricoprite le cocotte con un altro disco di impasto e ponete in forno a 180° fino a doratura!!

lalexa



martedì 1 ottobre 2013

Ritorno con linguine al mare di Pantelleria. O si ama o si odia.

Hola bimbe!
Ebbene si... ecco lalexa.
Cavolo... mi vergognavo quasi a rientrare così dopo questo lungo silenzio. Ma la voglia e la passione per questo blog, per voi e per le mie ricette mi riporta qui. 
Sarò sincera con voi, lalexa ha passato un periodo per così dire intenso, una periodo lavorativo che mi faceva tornare a casa la sera con il solo desiderio di staccare il cervello da tutto, forse un leggero calo di stimoli in un lavoro in cui sono di fondamentale importanza. Beh... un periodo così capita a tutti. Ora, forse anche grazie alle attesissime ferie sto meglio, sono più serena, rigenerata e sognatrice... di così tanti sogni che il solo pensiero mi asfalta la strada davanti e me la rende più piacevole. Sognare non costa niente... o anche si, ma mi fa stare bene, benissimo. Ve ne parlerò un giorno.

Come vi avevo detto sono stata a Pantelleria. 
Ero stufa di sentirmi dire nei mesi precedenti da chi già ci era stato che Pantelleria o si ama o si odia, che non esistono le vie di mezzo... beh mi sembravano tutti dei fissati. 
Sono scesa dall'aereo che il buio aveva gia avvolto l'isola, la prima cosa che mi ha colpito una volta scesa dalla scalettaè stato l'odore: uva, zolfo, salsedine, roccia... un odore diverso da quello che avevo ancora nelle narici, un odore forte che mi ha trasportato e stordito fino all'arrivo al dammuso... una caramellina di roccia nera che solo la mattina dopo mi ha regalato un panorama che mi ha fatto dimenticare tutti i duri mesi precedenti.



E in quell'ora in cui in giro ci sono solo gli anziani che vanno a messa e il profumo del pane caldo io e il mago siamo saliti in sella al nostro motorino e abbiamo iniziato l'esplorazione. Che isola strana... pochi km quadrati di terra circondati da un mare a volte blu, a volte azzurro a volte verde...trasparente come una piscina. Un mare vivo e selvaggio. Una popolazione che a volte ignora il mare per sentirsi contadina ancorata alla sua terra più che alle sue barche. E allora via... un tuffo al mare e un giro tra i campi dove ci siamo intrattenuti a parlare prima con i pescatori, poi con i contadini con la schiena rotta dalla vendemmia (delle piante così basse che per vendemmiare sei praticamente sdraiato per terra), poi di nuovo al mare a cercare di pescare i ricci per la nostra cena al dammuso. Poi con la retina piena di ricci di corsa a prendere una bottiglia di zibibbo in piccole cantine da dove trasuda lavoro e passione. 
Un posto dove il turista è sì sacro... ma anche no. Dove: "Venite quando volete ma queste rocce nere sono nostre". Insomma Pantelleria o la ami o la odi. Niente di più vero. Io la amo. Il mago anche. E un pezzo del nostro cuore l'abbiamo lasciato anche là su scogli ruvidi e splendidamente inospitali.






Non potevo non fare un tributo alla cucina pantesca e a tutta l'isola. Un piatto che ho avuto la fortuna di assaggiare in un ristorantino sul mare. Così buona che assolutamente era da riproporre e da inserire nel mio ricettario. Assolutamente geniale nella sua semplicità.

Ingredienti per due persone:

  • 160 gr di linguine
  • 1 spicchio di aglio
  • olio evo
  • mezza melanzana
  • 8 gamberi rossi
  • 8 pomodori pachino
  • ricotta salata
  • prezzemolo
  • una spruzzata di zibibbo secco



Cuciniamo insieme:
Tagliate a cubetti non troppo piccoli la melanzane e tenetela mezz'oretta cosparsa di sale, dopodiché friggetela e ponetela assorbente asciugandola per bene. Mettete da parte.
In una padella mettete un filo di olio evo e lo spicchio di aglio intero quindi ponete i gamberi rossi interi, fateli soffriggere e spruzzate con lo zibibbo. Aggiungete i pomodorini e saltate per qualche minuto. Infine aggiungete le melanzane, spegnete il fuoco e aggiustate di sale se occorre. 
Cuocete le linguine quando saranno al dente scolatele e saltatele in padella con il condimento, impiattate e spolverate con una grattuggiata di ricotta salata e una manciata di prezzemolo fresco tritato. Geniali

lalexa



amore. a te.

lunedì 8 luglio 2013

Risotto prosciutto crudo e melone

Fiuuuuuu! Eccola Lalexa!
Come state bimbe mie? Io torno da un periodo defatigante di qualche giorno in montagna, sono stata in Valle perchè finalmente è arrivata la mia macchinina e ne ho approfittato per riposare un po' e scappare dal caldo.
È da un po' che non riuscivo a passare da Pappa con mio immenso dispiacere e sconforto... Vabbè... non riuscivo materialmente a passare, ogni giorno qualcosa da fare... per esempio sto cercando di vendere l'auto vecchia... una scassona a benzina piacevolmete bottata... impresa alquanto ardua direi! Beh... e qui sono incappata in una delle mie frequenti disavventure! Qualche tempo fa mi chiama un tizio... in realtà chiama il mago pancione che grazie a Dio tratta sta cosa al posto mio, dice di essere parecchio interessato alla macchina, domanda varie cose, si informa e bla bla bla... morale: la vuole! Deciso! Bah, la cosa ci puzza ma al tempo stesso non capiamo l'inghippo, in più questo tizio chiama ogni giorno sempre più deciso. Ok. Ci accordiamo finalmente un giorno per fargliela almeno vedere... ma lui... poverino non riesce proprio a raggiungerci. Ci muniamo di pazienza e compassione e partiamo alla volta della sua cittadina a 1 ora e mezza da Verona. All'arrivo nel suo bel paesetto l'atmosfera si fa già diversa e negli occhi del mago pancione vedo gia il segnale del "torniamo a casa, dai!". Ci dice che ha perso i documenti la sera prima, ci dice che vuole andare subito all'aci a fare la vendita (senza documenti??), e constatato la chiusura degli uffici ci vuole dare i soldi in contanti sull'unghia senza passaggio di proprietà, senza una carta, senza praticamente aver provato/visto l'auto... insomma senza niente. Ma perchè!?!?! Non riusciamo ancora a capirlo, le abbiamo pensate tutte. Io e il mago gli facciamo notare che qualcosa non quadra... che se facciamo le cose fatte bene è meglio. Che non possiamo lasciargli la macchina così... ;))) Poi (non siamo razzisti!!) ci diceva di essere italiano ma la sua pronuncia tradiva un accento non proprio veneto e la sua carnagione era degna di 3 mesi di spiaggia quotidiana, non sarebbe di certo stato un problema la provenienza non italiana!! Ma quando il mago gliel'ha fatto notare si è tutto scaldato e ha iniziato a sudare... sarà stato il caldo dai, non pensiamo male ;) ...ebbene... ce ne siamo tornati a Verona, con la macchina vecchia sotto al sedere e con la sua promessa che la macchina la prenderà lui e chi ci chiamerà a brevissimo... lo sentiremo!? Mah
Ora pensiamo alle pappe che è meglio... vi lascio con questo splendido risottino... che ad immaginarlo non gli si da due lire... provatelo... mi direte! Soprendente!
aaaaa la notizia di cui vi parlavo? Divento ziaaaa. Ma andiamooooo!  Gioia, gioia e gioia!!!!!  



Ingredienti per due persone:
  • 160 gr di riso vialone nano
  • 1 scalogno
  • 1/2 melone pulito 
  • 1 spruzzata di vino bianco
  • brodo vegetale
  • parmiggiano reggiano grattuggiato
  • prosciutto crudo a fette
  • basilico
  • olio evo


 


Cuciniamo insieme:
Tritale lo scalogno e fatelo appassire nell'olio evo, ra buttate il riso e fatelo tostare per bene, sfumate con il vino bianco e coprite con un po' di brodo. Dopo 5 minuti aggiungete il melone passato nel mixer e portate a fine cottura. A riso cotto spegnete il fuoco e mantecate con il formaggio grana e il basilico tagliato grossolanamente con le forbici. Fate intiepidire il riso (per questo motivo tenetelo un po' al dente), trascorso il tempo foderate delle tazze con le fette di prosciutto crudo, riempite con il riso e sigillate il tutto. Capovolgete le tazze e guarnite con una foglia di basilico. Il gioco è fatto. Questo risottino anche... è perfetto per l'estate!!! Ottimo anche freddo magari come piccolo antipasto! 
lalexa




Con questa ricetta partecipo al contest "Sapori di mediterraneo" di Petrusina




martedì 28 maggio 2013

Ravioli al the di rosa canina e bruscandoli e... RubricACcE!

Ebbene bimbe! Da oggi parte una super rubrica gestita da lei... Ace! Complice una serata brava, il nostro feeling e la sua innata simpatia lei mi sfodera sorniona una delle (tra mille) domande balorde - Lexi? Come si fa a mangiare un panino correttamente senza smerdarsi? - La amo. A volte la prenderei a sberle e lei me :) È la mia Ace, pudica nelle emozioni, tosta e cazzutissima anche se spesso non lo sa, creativa di natura e ingenua e al tempo stesso inopportuna. È lei! La speciale creatura che una volta alla settimana ci farà roboare con la testa curando questa speciale rubrica: Signore e signori... "la  rubricACcE"! Ovviamente non sarò solo io a risponderle... Se vi va di delirare insieme... Prego Signore! :)

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Ecco il primo quesito:

Gentili Lalexa e blogosfera tutta,
la mia domanda per la rubricACcE della settimana è:

HAMBURGER EDUCATO:

C'è un segreto per mordere con gusto un panino senza far scivolare fuori tutti gli ingredienti, incorrendo nello scherno dei presenti? 

"Se ci scambiamo una moneta avremo entrambi una moneta.
Se ci scambiamo un'idea avremo entrambi due idee"
Ace


La parola all'esperta:  (mah!)
Cara Ace,
mi poni una domanda molto spinosa!
vedi, da anni noi foodblogger ci arrovelliamo su tale questione. Anche noi esperte culinarie ogni qualvolta dobbiamo preparare un semplice panino rischiamo, sopratutto nel momento dell'immortalamento (????), sfaceli ma più ancora ci sentiamo inopportune nell'addentaggio.
Ovviamente però noi foodblogger abbiamo una risposta a tutto (ahahah)... la soluzione potrebbe essere quella di non tagliare il panino fino in fondo... creando una sorta di tasca (ovviamente creata solo per te) cosicché gli altri commensali che addenteranno il loro panino tagliato invece per intero non potranno che ammirare le tue doti da galateo mangereccie e spetterà loro fare la figura barbina. Ovviamente non dovrai mai svelare il barbatrucco!
Resto a disposizione.
Alla prossima settimana! :)

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Periodo particolarmente creativo per Lale... la mia testolina si diverte a frullare ricette :) oggi un raviolo risottato nel the di rosa canina.




Ingredienti per due persone:

Per l'impasto:
  • 50 gr farina riso
  • 50 gr farina kamut
  • sale
  • acqua
  • foglioline di pomodoro e origano fresco

Per il ripieno:
  • bruscandoli (luppolo sevatico)
  • 1 cucchiaio di ricotta
  • 1 patata piccola
  • 1 cucchiaio di olio evo 
  • 1 spicchio di aglio
  • sale

Per la salsa:
  • 2 fette di pane raffermo
  • brodo vegetale
  • parmigiano reggiano

Per la gelatina di birra:
  • birra (1/3 di bicchiere)
  • 1 cucchiaino di  agar agar
  • mezzo cucchiaino di zucchero
  • 2 bustine di the di rosa canina per cuocere i ravioli


Cuciniamo insieme:
Iniziate facendo la pasta per i ravioli: lavorate la farina con il sale, le foglioline di origano e pomodoro e l'acqua e ponete l'impasto in frigo per mezz'oretta avvolto da pellicola.
Nel frattempo lessate i bruscandoli e passateli in padella con l'olio e lo spicchio di aglio (che poi leverete). Tagliateli grossolanamente e metteteli in una terrina con la ricotta, il sale e la patata bollita schiacciata.
Stendete la pasta e create i ravioli riempiendoli con questa farcia.
A parte fate abbrustolire le fette di pane in una padella e poi aggiungete il brodo e il parmigiano e passate il tutto con il frullatore ad immersione.
Per la gelatina mettete la birra, lo zucchero e l'agar in un pentolino e spegnete il fuoco appena prende il bollore. Fate rafferddare.
In una pentola con due tazze di acqua bollente fate riposare due bustine di the alla rosa canina (come per fare un the). Dopo una ventina di minuti riaccendete il fuoco e fate cuocere i vostri ravioli. L'acqua vi sembrerà poca ma i ravioli non dovranno cuocere come la pasta ma risottare, durante la cottura il the si rapprenderà creando una straordinaria crema, l'importante è che durante la cottura continuate a mescolare i ravioli... Impiattate con la zuppetta di pane, la salsa di cottura al the ottenuta e la gelatina! Buon appetito.

lalexa







Con questa ricetta partecipo al contest Un piatto di tè?!



giovedì 23 maggio 2013

Gnocchi di marmellata di fragole, su fonduta di taleggio e malva... al burro di cacao!

Bimbissime! Qui perfortuna la situazione pian piano sta tornando alla normalità la gente in paese sta lavorando sodo per rimettere tutto a posto.
Ieri ho deciso di fare la marmellata di fragole... non solo perché l'adoro ma anche perché il contest di Cà Versa mi ha stimolato nella creazione di questi gnocchi... a Valencia avevo acquistato del burro di cacao che volevo usare per qualche dolce... ma sapete che io con i dolci sono un disastrino...quindi ho pensato di proporlo in questo piatto... davvero particolari, delicati ma con grande carattere. Da provare!
Vi stringo forte. In questi giorni prenderò un momento tutto mio/vostro, ho proprio voglia di passare da tutte voi.
Ma passiamo alla ricetta!




Ingredienti per due persone:

Per gli gnocchi:
  • 250 gr di ricotta fresca
  • 80 gr di farina
  • 2 cucchiai di marmellata di fragolozze
  • 1 pizzico di sale

Per la fonduta :
  • 60 gr di taleggio
  • foglie di malva bollite
  • 1 lacrima di latte

  • burro di cacao
  • fiori di malva e marmellata di fragola per guarnire


Cuciniamo insieme:
In una terrina lavorate insieme la ricotta, la marmellata, la farina e il sale.
Nel frattempo mettete a bollire una pentola di acqua. A parte bollite per qualche minuto le foglie di malva.
In un pentolino fate sciogliere il taleggio con poco latte, poi aggiungete le foglie di malva e passate il tutto con il frullatore ad immersione.
È il momento di fare gli gnocchi, quando l'acqua bolle create delle quennelle con l'aiuto di 2 cucchiai e buttate gli gnocchi nell'acqua, quando salgono a galla scolateli e saltateli in una pentola dove avrete fatto sciogliere poco burro di cacao puro.
Impiattate completando con la fonduta e le guarnizioni di marmellata e fiori di malva.
Gnam ;)

lalexa












mercoledì 17 aprile 2013

Risotto erba amara e stracchino

Ola belle bimbe! Tempo spaziale oggi qui a Verona... che voglia di staccare, di star fuori, di osservare le persone e di fare grigliate. Ma io qui a Verona nel mio bilocalino possiedo solo un piccolo terrazzino.... Macchisenefrega.... stasera non mi ferma nessuno e quindi munita di mini griglia appartenente a un vicino di casa del tato ereditata per vicissitudini strane... una griglia moooolto vintage... del periodo pre-bellico della dimensione di 30 cm per 20 circa... una griglia che che trasuda racconti di pic nic con il giradischi portatitile, beh, stasera grigliata sul poggiolo! Ridicola penseranno i vicini... pancia mia fatti capanna penso io.

Voglio ringraziare di cuore tutte le amiche che continuano a passare in questo mio piccolo spazio nonostante io non riesca sempre ad essere presente o tempestiva nei vostri blog visto il periodo troppo pieno. Grazie perchè sapete percepire la mia essenza! Grazie per i commenti che ogni volta mi riempiono e mi fanno capire che c'è splendore, empatia e comprensione in maniera autentica e gratuita. E ciò mi commuove.
Ieri ho fatto un risotto utilizzando dell'erba amara (qui la chiamano così), solitamente qui la usano per fare torte, frittelle e frittate e si trova nei prati. Devo dire che nel risotto non è niente male... leggermente amarotica ma gradevolissima!


Ingredienti per 2 perone:
  • 1 scalogno
  • olio evo
  • 180 gr di riso
  • brodo vegetale
  • vino bianco
  • erba amara
  • stracchino o squaqquerone
  • grana gratuggiato

Cuciniamo insieme:
Tritate lo scalogno e mettetelo in una pentola con un filo d' olio, fatelo imbiondire e buttate il riso (non nella spazzatura... ahahah, che forza), fate tostare per bene e sfumate con il vino bianco, aggiungete il brodo e l'erba amara sminuzzata grossolanamente. A fine cottura mantecate con lo stracchino e il formaggio grana.

Ieri vegetariana oggi animala! Vado a preparare la griglia. A me la salsiccia! :)

lalexa

domenica 31 marzo 2013

I canederli: la ricetta originale della mia nonna

Latitavo da un paio di giorni causa impegni improrogabili, spero che abbiate passato una Pasqua serena! Il clima è ancora delicato e il piatto di oggi calza ancora alla perfezione... A dire il vero noi in famiglia li mangiamo tutto l'anno, estate compresa: i canederli!
Credo che questo sia il piatto che più associo alla mia infanzia, che potrei cucinare ad occhi chiusi, che per me non ha segreti e che credo di saper fare bene. I canederli, tipico piatto trentino che non è mai mancato sulla tavola fin da quando ero piccolina. E i ricordi mi portano indietro nel tempo alle mie domeniche in baita dove i canederli di mia nonna regnavano, serviti quasi sempre asciutti con lo spezzatino che inondava col suo sugo il piatto e i crauti! Mi ricordo bene che mentre mia nonna preparava il pranzo con mia mamma io e mio fratello ci costruivamo una specie di slittamacchina con un cartone rivestito esternamente con km di scotch, mio fratello dirigeva i lavori da vero nerd quale è mentre io ero il braccio ed eseguivo... poi salivamo accanto alla baita su un pendio abbastanza ripido (vedi foto) e ci buttavamo a capofitto sull'erba sbandando come dei pazzi! Due pirati della montagna. Ahah. Bello bello bello. Poi arrivavano gli amici di famiglia e parenti vari e allora capivamo che era ora di pappare! E tutti ci riunivamo attorno al tavolone all'aperto e si aprivano le danze. Era festa. Ogni domenica! E grazie a due bicchieri in più mio papà iniziava a raccontare barzellette a profusione e noi si tornava a giocare... con qualche divieto e ammonimento in meno. Ricordi magici. Miei. Li custodisco stretti!
Come tengo stretta questa ricetta che ho imparato dalla mia mamma che ha imparato dalla sua mamma che ha imparato dalla sua e via dicendo... insomma li abbiamo sempre fatti nella stessa identica maniera! Eccola per voi!



Ingredienti per quattro persone:
  • 300 gr di pane raffermo
  • 1 fetta di speck di circa mezzo cm di spessore
  • 1 fetta di mortadella di circa mezzo cm di spessore
  • 4 fette di salame tipo ungherese
  • 1 uovo
  • prezzemolo o erba cipollina
  • 1 bicchiere grande di latte tiepido
  • 3 cucchiai di farina
  • sale
  • brodo di carne


Cuciniamo insieme:
Tagliate a dadini il pane e unite il latte intiepidito, mescolate molto bene quindi aggiungete l'uovo, il sale, l'erba cipollina o il prezzemolo e tutti gli affettati tagliati a dadini piccoli piccoli, mescolate molto bene e infine aggiungete la farina. Lasciate riposare almeno un'ora (io lascio l'impasto in frigo una notte). Trascorso il tempo necessario date nuovamente una bella mescolata e formate dei canederli con le mani bagnate, avendo cura di mantenere le mani sempre umide. Buttateli poi nel brodo che sta per prendere il bollore e fateli cuocere a fuoco medio per circa un quarto d'ora. Potete servirli in brodo o asciutti con burro fuso e formaggio grattugiato o con contorno di spezzatino, arrosto, gulasch!

lalexa







Con questa ricetta partecipo al contest "Una ricetta della tua regione" di Cucinaresubito.it






lunedì 25 marzo 2013

Vellutata scoppiettante di asparagi, semi di girasole e ancora primavera!

Oggi solo 10 buoni motivi per ODIARE il lunedì:
  1. Perché il fine settimana è sempre troppo corto.
  2.  Perchè la sveglia il lunedì mattina è una delle cose più bastarde che esistano e sembra sempre di non aver praticamente chiuso occhio
  3. Perchè il lunedì al lavoro sono sempre tutti incazzati neri e necessitano di un esorcismo
  4. Perchè non so mai cosa cavolo indossare visto che ho kg di vestiario da stirare e da lavare causa fine settimana svogliato e di polleggio estremo
  5. Perchè ogni lunedì prendo sempre più atto del tempo che passa e di tutte le cose che devo fare
  6. Perchè il menù del lunedì in mensa è spaventosamente improponibile
  7. Perchè non capisco il perchè il lunedì riesco sempre ad arrivare al lavoro in ritardo anche sostenendo ritmi Fantozziani di preparazione mattutina
  8. Perchè il lunedì ho la piscina e non sempre i miei neuroni sono predisposti dopo un weekend di simil-letargia
  9. Perchè è sempre di lunedì che discuto con il mio Mago Pancione (sia chiaro non ha una pancia enorme, lo dico altrimenti si offende il signorino... però un pò di pancetta ce l'ha)
  10.  Perchè la mia capa odia il lunedì

Ok, oggi si prosegue nel tema primaverile con una vellutatina velocissima di asparagi, anche se il clima di oggi non aiuta... è lunedioso!




Ingredienti per due persone:
  • 1 mazzo di asparagi bianchi
  • 1 scalogno
  • semi di girasole
  • brodo vegetale
  • pepe

Per completare:
  • 1 uovo sodo grattugiato
  • quinoa e mais scoppiati allo stessa maniera dei pop corn
  • semi di  girasole
  • erba cipollina

Cuciniamo insieme:
Bollite nel brodo gli asparagi, lo scalogno e una manciata di semi di girasole. Quando sono cotti passate con un frullatore ad immersione dopo aver aggiunto il bianco dell'uovo sodo e impiattate aggiungendo il rosso dell'uovo sodo grattugiato, il pop corn, qualche seme di girasole, l'erba cipollina e se vi va un filo di olio evo a crudo.

lalexa





Con questa ricetta partecipo al contest di L'Ennesimo Blog di Cucina, CRE-AZIONI IN CUCINA, di marzo






lunedì 18 marzo 2013

L'ultima zuppa dell'inverno: roveja e cicerchie.

Entro in casa,
Mi avevano promesso la primavera (forse) e invece vento, acqua, freddo e ancora acqua.
Vabbè... arriverà l'arietta primaverile. Sicuro. Anche quest'anno. Ma oggi è ancora inverno.
Oggi non accendo la tv. Accendo lo stereo e mi metto su un bel cd, ma sì, un best of dei miti del rock'n'roll. E accompagnata dal calore di Elvis e dalla profondità della voce di Johnny Cash sto già meglio. Mollo la borsa, mi metto comoda. Faccio una carezza a MicioPino. Mi ringrazia con una fusa. Che amore. Mi faccio dare un bacio dal tato. Mi accarezza anche lui. Che amore. Eh si oggi è inverno ma qui dentro la temperatura è aumentata, le nuvole non entrano. Lo stereo accompagna, è il momento di Buddy Holly. Improvviso un jive sulle note di Peggy Sue.
Ma si, si sta proprio bene.
Inverno se tu non te ne vai io ti sfido a suon di mestolate di zuppa... speriamo sia l'ultima della stagione.
A noi. Tanto perderai.



Ingredienti per due persone:
  • 100 gr di roveja
  • 100 gr di cicerchie
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 foglia di alloro
  • 2 foglie di salvia
  • brodo vegetale
  • 1 spolverata di semi misti tostati (girasole, lino, zucca, sesamo)
  • pepe
  • 1 filo di olio evo a crudo

Cuciniamo insieme:
Fate ammollare le cicerchie assieme alla roveja in abbondante acqua per una notte. Bollite in pentola a pressione le cicerchie con la roveja per una ventina di minuti (se usate la pentola normale raddoppiate i tempi), scolate e sciacquate per bene.
Mettete ora il tutto in pentola con il brodo vegetale, lo spicchio di aglio, l'allora e la salvia e fate andare fino a quando i legumi non saranno cotti (una mezz'oretta). 
A fine cottura io ho passato grossolanamente il tutto con il frullatore ad immersione e ho impiattato spolverando con pepe, un filo di olio evo e con i semi misti tostati.
Ho scoperto che adoro queste cicerchie. Facilissimo.

lalexa





venerdì 15 marzo 2013

Risotto acciughe, capperi, pomodori secchi e porri

Ecco l'angolo gastronomico-narrativo de Lalexa.  
Ma vabbè cosa ci volete fare se mi piace condividere con voi ciò che mi passa per la testa in questo periodo? Se vi annoiate saltate subito alla ricetta che non mi offendo... un risottino non mente mai. E come vi avevo detto mi piace sperimentare in fatto di risotti e questo mi è davvero piaciuto.
Ma tornarndo al libro... avevo trovato uno stralcio di questo brano in un altro libro e mi è scattata la curiosità, un giretto in libreria e mi sono ritrovata in quattro e quattro otto a leggere integralmente L'isola di Sachalin di Čechov. ... Ma poi quanto mi piace girare in libreria, ci devo andare poco perché ogni volta avrei bisogno di un portantino per portare a casa i libri (e di un portafolgio mooolto più gonfio...) e la pila in attesa di fianco al comodino cresce e cresce, ormai è colonna portante della casa ;)) Ne leggo, ne aggiungo due... uhm così non va. 
Ma tra un chicco di riso e l'altro, sbirciate questo strano brano.

Il ghiliaco ha una corporatura forte, tarchiata; è di statura media o piccola. L'alta statura gli darebbe fastidio nella taiga. Ha ossa grosse, notevoli per lo sviluppo eccezionale di tutti i processi. (...) Ha il corpo magro, asciutto, senza strato adiposo; ghiliachi grassi e obesi non se ne vedono. Evidentemente tutto il grasso si consuma in calore, che in misura tanto cospicua va prodotto dal corpo di un abitante di Sahalin per far fronte al dispendio causato dalla bassa temperatura e dall'estrema umidità. Si capisce perché mangi così grasso. Mangia carne grassa di foca, salmone, grasso di storione e di balena, carne con sangue, tutto in gran quantità, cibo grasso, secco e spesso gelato e, dato che mangia cibo grezzo, ha l'attaccatura dei muscoli mascellari straordinariamente sviluppata e tutti i denti sono molto consumati. Il cibo è esclusivamente animale, e di rado, solo quando capita di mangiare a casa o a un banchetto, aggiunge a carne e pesce aglio di Manciuria o frutti di bosco. (...)
I ghiliachi non si lavano mai, tanto che gli etnografi hanno difficoltà a stabilire il vero colore della carnagione; non lavano la biancheria, e i vestiti di pelliccia e le calzature hanno l'aria di essere stati appena strappati a un cane malato. I ghiliachi emanano un odore pesante, acido e la vicinanza delle loro case si riconosce dall'odore ripugnante, a volte insopportabile, di pesce secco e di scarti marci di pesce. Vicino a ogni jurta di solito c'è un essiccatoio pieno fino in cima di filetti di pesce che da lontano, specie al sole, sembrano file di corallo. 
Sul carattere dei ghiliachi i giudizi sono diversi, ma tutti concordano che non è un popolo bellicoso, rissoso, litigioso e convive pacificamente con i popoli vicini. All'arrivo di uomini nuovi i ghiliachi sono sempre stati sospettosi, timorosi per il futuro, ma li hanno sempre accolti con gentilezza, senza la minima protesta, e al massimo hanno mentito, descrivendo Sahalin a tinte fosche e pensando di scoraggiare così gli stranieri. Mentono solo quando commerciano o parlano con una persona sospetta e, secondo loro, pericolosa ma, prima di dire una bugia, si guardano: proprio come i bambini. Qualsiasi bugia o vanteria in forma normale, non commerciale, è per loro spregevole.
I ghiliachi eseguono con cura gli incarichi che si prendono, e non ci sono stati casi in cui un ghiliaco abbia abbandonato la posta a metà strada o abbia sciupato cose non sue. Sono agili, svegli, allegri, disinvolti e non hanno nessuna soggezione in presenza di uomini forti e ricchi. Non riconoscono nessun potere sopra di loro e pare che non conoscano neanche i concetti di «superiore» e «inferiore».
Non hanno tribunali, ignorano cosa sia un processo e ancora adesso non capiscono nemmeno a cosa servano le strade. Già solo da quest'ultimo fatto si può intuire quanto sia difficile per loro capirci. Persino dove sono già state costruite le strade, preferiscono ancora camminare nelle foreste più fitte. Li si può vedere spesso, in fila con famiglie e cani, attraversare con fatica le paludi, anche se proprio lì accanto c'è una strada.

Tipi balordi questi ghiliachi. A tratti fantastici e a tratti ripugnanti... ma una cosa mi ha colpito molto leggendo questo brano che mi sono ritrovata davanti leggendo il libro.... che anche io non amo camminare sulla strada principale. E che questo può sembrare strano e anormale a chi dalla strada principale non riesce a staccarsi.

Trooooopppppo prolissa lalexa. Non capita spesso. Perdonatemi ;)


Ingredienti per due persone:
  • 180 gr di riso
  • mezzo porro
  • brodo vegetale
  • vino bianco
  • capperi
  • 3 acciughe
  • pomodori secchi
  • basilico
  • formaggio grana grattugiato

Cuciniamo insieme:
Affettate gli scalogni e poneteli in una pentola con le acciughe e i pomodorini secchi tagliati grossolanamente, io non ho messo olio perchè è già in questi ingredienti. Buttate il riso e tostate per bene, sfumate con il vino bianco e aggiungete il brodo, i capperi e a fine cottura il basilico spezzato con le mani. Spegnete la fiamma e mantecate con il formaggio grana!

...i ghiliachi lo mangerebbero? ...Bah io penso di si!

lalexa


sabato 9 marzo 2013

Paccheri al nero di seppia, mozzarella di bufala e involtino di triglia e pancetta

Salve ragazze!
Ho appena appreso dalla mia amica Roby del blog Facciamo che ero la cuoca che su fb è nato un gruppo: le BLOGGALLINE... per puro caso e chiacchiere tra amiche in chat - mi dice - ...l'idea è di fare un raduno ad aprile, si pensava Roma che è a metà strada per agevolare tutte, dalla Sicilia al Trentino, io ho l'account su fb ma non ci vado mai... quindi mi ha detto che si cercherà di avvisare via blog sulla data che si stabilirà!
Ma dico? Ci pensate? È una cosa che mi entusiasma non poco questa... dare un volto a voi che da tempo mi accompagnate in questa avventura! Davvero un'iniziativa che mi gasa un sacco!
Oggi due paccheri in allegria! La pasta è sempre la pasta via, e diciamocelo!


Ingredienti per due persone:
Per gli involtini:
  • 3 triglie
  • 4 fette di pancetta affumicata tagliata sottile
Per il pesto:
  • olio evo
  • basilico
  • sale
  • 1 spicchio aglio
  • semi zucca
  • concentrato di pomodoro per completare

Cuciniamo insieme:
Mettete a bollire l'acqua per cuocere la pasta, intanto preparate il pesto in un mortaio aggiungendo i semi di zucca, il basilico, l'olio evo e il sale, quando il pesto sarà omogeneo aggiungete lo spicchio di aglio che poi leverete al momento di impiattare.
Sfilettate  le vostre triglie e stendetele ben compatte, stendete una fetta di pancetta e arrotolate il tutto creando un involtino. Ponete in forno preriscaldato a 180° finché la pancetta non risulterà croccantina (circa 15 minuti). Nel frattempo cuocete la pasta.
Impiattate inserendo in ogni pacchero un pezzo di mozzarella di bufala campana dop che avrete precedentemente fatto riposare per un quarto d'ora immersa in acqua tiepida ancora sigillata nella sua confezione, il pesto, l'involtino di triglia e delle gocce di concentrato di pomodoro!

lalexa


escluso il cane
non rimane che gente assurda
con le loro facili soluzioni
nei loro occhi c'è un cannone
e un elisir di riflessione.
Rino Gaetano 


Con questa ricetta partecipo al contest Le Strade della Mozzarella





mercoledì 20 febbraio 2013

Zuppa di cicerchie e pancetta affumicata

Aprire un piccolo ambiente.
Dare vita ad una piccola osteria, tutta mia!
Di quelle che sanno lasciare il segno. Uno di quei piccoli posti tutti da scoprire, dove appena entri ti trovi subito come a casa. Dove poter dare pieno sfogo alla mia passione: la cucina.
Creare dei momenti speciali in cui cucinando per i miei ospiti mi potrei trasformare in una piccola prestigiatrice culinaria, estrapolando dal mio forno magico piccole semplici e preziose pietanze! 
Un luogo dove il cibo possa diventare il miglior mezzo per aprire gli animi ed il cuore. Poter creare momenti magici sarebbe il mio sogno, un posto dove le tensioni spariscono, i sorrisi si aprono e le parole scorrono a profusione.
Questo è il mio sogno che tengo ben saldo e custodito nella mia parte più intima e profonda!
...E voi aprireste mai un ambiente tutto vostro?

Oggi una zuppa che ho trovato davvero buonissima. Credo una delle zuppe più semplici e gustose che io abbia mai assaggiato!



Ingredienti per due persone:
  • 200 gr di cicerchie secche
  • 2 foglie di alloro
  • 2 foglie di salvia
  • 2 spicchi di aglio
  • 1 cucchiaio di olio
  • brodo
  • 2 cucchiaini di concentrato di pomodoro
  • 1 pezzo di pancetta affumicata



Cuciniamo insieme:
Mettete le cicerchie in ammollo in acqua per una notte. Il giorno dopo buttate l'acqua e lavate molto bene le vostre cicerchie. Cuocete ora in pentola a pressione (o normale) le cicerchie finchè non si saranno ammorbidite e scolatele. In un tegame di coccio (potete anche usare una pentola normale) mettete un filo di olio e i due spicchi di aglio, quando l'olio inizia a sfrigolare aggiungete le cicerchie, il brodo, il concentrato di pomodoro, l'alloro e la salvia e fate cuocere finchè le cicerchie non inizieranno a disfarsi. Gli ultimi dieci minuti aggiungete la pancetta affumicata tagliata a pezzi.
Non vi resta che servire e... spazzolarvela!

lalexa




Con questa ricetta partecipo al contest "Un coccio al mese per dodici mesi del blog di max"




domenica 17 febbraio 2013

Pasta con aringa affumicata, mozzarella di bufala e pomodorini caramellati

Un due giorni decisamente movimentati per un turbinio di emozioni varie ed eventuali.
Premessa: venerdì sera sono andata a prendere due sventole di appena tre mesi... due piccole palle di pelo tremanti, due splendide micette sciantose, ruffiane e maldestre, il giorno dopo avrei dovute portale a casa su in valle da me, la bianca per i miei genitori e l'altra per un'amica della mia mamma. Morale della favola sono state con me la notte di venerdì... appena arrivata a casa il mio MicioPino (8 kg di trippa e furbizia) ha iniziato a soffiare geloso contro di loro, contro me e contro il tato... una notte di inferno... lui che faceva un verso che era un mix perfetto tra un ragliare e un ringhiare... le micie che strafottenti se ne sono fregate e hanno corso e saltato  tipo stambecchi sul letto... tutta la notte!
La mattina in stato catatonico le ho messe nel trasportino e da Verona sono partita per il Trentino a portare le bimbe pelose... me le sarei tenute tutte e due. Mi riempirei la casa di animali, è più forte di me!
Dopo averle portate alle loro nuove mamme sono andata a trovare una mia carissima amica. Abbiamo fatto l'università insieme e abbiamo vissuto e condiviso per anni un periodo davvero importante. La ora è felice. La aspetta un piccolo trappolino che da otto mesi è al calduccio nel suo pancino. La è sempre e ancora più bella. Io tanto felice di essere andata a salutarli ieri! Tra un mese potrò prendere in braccio il piccolo della mia amica ! ;)

Tornata a casa la sera ho preparato per me e il tatozzo un fusillo napoletano che mi ha riempito il cuore e mi sono sentita felice e in pace con me stessa! Un piatto a mio parere eccezionale nella sua estrema semplicità. Una delle mie paste preferite! L'italianità per eccellenza! 


Ingredienti per due persone:
  • 250 gr di fusilli napoletani corti del Pastificio Artigianale Leonessa (fameeeeeeeee)
  • aringa affumicata
  • pane grattugiato
  • olio evo
  • 6 pomodorini caramellati
  • 4 mozzarelline di bufala campana dop
  • origano
  • timo
  • sale affumicato


Cuciniamo insieme:
Mettete a bollire l'acqua per la pasta intanto mettete le mozzarelline di bufala per un quarto d'ora in acqua tiepida. In una pentola mettete dell'olio evo e fate saltare i filetti di aringa affumicati e tagliati a pezzetti non troppo fini  per qualche minuto. Nel frattempo preparate il caramello con zucchero e acqua in parti uguali e quando inizia a caramellare immergete i pomodorini per qualche minuto. Adagiateli poi su un pezzo di carta forno. In un'altra padella abbrustolite il pane grattugiato con dell'olio, dell'origano e il sale affumicato (o normale). Fate cuocere la pasta e saltatela al dente nella padella con le aringhe. Impiattate aggiungendo la mozzarella sfilacciata grossolanamente a mano, le briciole di pane saltate, i pomodorini caramellati, il timo e se vi va un filo di olio a crudo.


"Come molti di noi, il nostro gatto ha una vena di crudeltà. Non mi sentirei a mio agio con un gatto che camminasse in giro per casa con un'aria da santarellino."
Beverly Nichols

lalexa....da grande farò la gattara



Con questa ricetta partecipo al contest Le Strade della Mozzarella



giovedì 14 febbraio 2013

Gnocchi di malga sbatui

Ciao ragazze! Volevo prima di tutto scusarmi se in questo periodo non riesco ad essere presente come vorrei nei vostri blog... È un periodo davvero pesante e non poter essere costante sulle vostre tavole, nei vostri post e anche un po' nelle vostre vite... devo ammettere che un po' mi frustra! Appena le acque si calmeranno tornerò più carica che mai! Vorrei ringraziare tutte voi, per avermi fatto capire quanto una donna possa valere, quanto coraggio leggo spesso nei vostri post, quanta tenerezza e tenacia mettete nelle cose, ognuna a modo suo, ognuna diversa; devo ringraziarvi con tutto il mio più sincero affetto per quello che costantemente giorno dopo giorno sapete insegnarmi! Dico davvero eh!! Una donna è capace di cose straordinarie! ;)

Oggi vi propongo degli gnocchetti facili facili da fare: gli gnocchi di malga sbatui (sbattuti)! Questo piatto l'ho scoperto e assaporato qui in Veneto, è una ricetta della tradizione che si fa in Lessinia, la zona più montanara di Verona... era un piatto che i malgari cucinavano nelle loro malghe con i loro prodotti e che ora è proposto in tutti i ristoranti della zona. Normalmente si condiscono con moooooolto burro fuso, erano piatti ovviamente sostanziosi per il clima rigido e per il duro lavoro di questi malgari...ma visto che io non ho pascolato le mucche tutto il giorno, non ho lavorato duramente nei campi e che me ne sto qui al calduccio non c'ho dato dentro troppo con il burro e ho deciso di aggiungere del tartufo! Risultato splendido!
....mmm boni gli gnocchetti sbatui!


Ingredienti per due persone:
  • 150 gr fioretta o ricotta fresca
  • 150 gr farina
  • 1 uovo
  • sale
  • 100 gr di  latte o acqua
  • ricotta affumicata
  • tartufo fresco
  • burro

Cuciniamo insieme:
Mescolate energicamente in una terrina la ricotta, la farina, l'uovo, il sale e il latte, ponete per mezz'ora in frigorifero. Trascorso il tempo cuocete gli gnocchi in una pentola con abbondante acqua salata, createli aiutandovi con due cucchiai, non devono essere perfetti e neanche troppo grandi. Appena salgono in superficie, metteteli in una pirofila e conditeli col burro fuso e la ricotta affumicata. Io ci ho messo sopra anche del tartufo. Ma la tradizione non lo richiede.

Questa mattina un piccolo sigillo arrotolato trovato in un posto inaspettato per me...

"Vorrei restare per sempre in  un posto solo per ascoltare il suono del tuo parlare e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare, e restare in silenzio al suono della tua voce."


lalexa

E tanti auguri alla mia amica Valentina de La ricetta che Vale per il suo onomastico e a tutte le Valentine e i Valentini di questo mondo ;). Sei forte ragazza! ;)



Vorrei conoscer l' odore del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell' aria sale e maggese, gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero, come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci, capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei con te da solo sempre viaggiare, scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare il senso d' un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato, spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos'è cambiato e quale sapore nuovo abbia l' universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell' Appennino dove risuona fra gli alberi un' usata e semplice tramontana

e lo vorrei perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei restare per sempre in un posto solo per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani, giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all' infinito

e lo vorrei perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...


martedì 12 febbraio 2013

Zuppa di birra, cialde di guacamole e peperoni caramellati

Amore.
Si tra pochi giorni è S. Valentino, non che me ne freghi molto a dire il vero della giornata in sè. Non amo i fiori recisi, e preferisco andare fuori a cena col tato tutti gli altri giorni dell'anno.
Amore per me è uno sguardo diverso dal solito. Quello che ti solleva e che ti fa dimenticare ciò che ti sta intorno. 
Amore è ridere di una stronzata per ore insieme, è complicità.
Amore non ha bisogno di tante parole. Parla da dentro. Le parole spesso non sono adeguate.
Amore è una bottiglia di vino rosso con due calici.
Amore è anche una tavola imbandita con una zuppa fumante e uno sguardo alla finestra che aspetta. 


Mi piace giocare con gli ingredienti, mi piace anche uscire dai confini nazionali, testare e sperimentare. E ci ho provato anche con questa ricetta. Una zuppa... alla birra bionda... che richiama i sapori sudamericani. Una mescolanza di ingredienti che mi ha divertito tanto nella preparazione e ancora di più nell'assaporarla. 

 

Ingredienti per due persone:

Per la zuppa:
  • 20 gr di burro
  • 40 gr di farina di mais per tortillas (o fioretto)
  • 0,33 l di birra chiara
  • 1 bicchiere di latte di cocco
  • 1 tuorlo d'uovo
  • 1 pizzico di buccia di lime grattuggiata
  • erba cipollina
  • coriandolo
  • sale affumicato
Per la cialda all'avocado:
  • 1/2 avocado
  • 1 scalogno piccolo
  • succo di lime
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • pepe macinato
  • 1 peperoncino verde fresco piccante
  • 2 pomodorini maturi
  • sale
  • coriandolo
  • formaggio grana grattuggiato
Per il peperoncino caramellato:
  • 2 peperoni piccoli dolci
  • 20 gr di zucchero
  • 20 gr di acqua
Per la guarnizione:
  • 2 fette di chorizo tagliate a listarelle
  • paprica

Cuciniamo insieme:
Sciogliere il burro in una pentola e stemperare la farina di mais mescolando con una frusta come per fare una besciamella. In una terrina mettete il latte di cocco, il tuorlo d'uovo e la birra e sbattete energicamente. Incorporate lentamente alla farina stanto attenti a non formare dei grumi e fate cuocere a fuoco molto lento per 5 minuti.

Per la cialda:
Preparate un guacamole tagliano l'avocado a metà, spellandolo e privandolo del nocciolo. Tagliate la polpa a dadini  e aggiungete lo scalogno tritato, il peperoncino tritato e i pomodirini spellati tagliati a cubetti. Aggiungete il succo di lime, l'olio, il coriandolo tritato, il sale e lavorate il tutto in un mortaio fino ad ottenere una bella crema. Lasciate riposare in frigo per mezz'oretta. Passato il tempo aggiungete una bella manciata di formaggio grana e create dei dischetti che mettere in forno a microonde su un pezzo di carta da forno per un minuto circa.

Per i peperoncini caramellati:
In una padella fate sciogliere lo zucchero nell'acqua e quando inizia a caramellare immergete i peperoncini finché non saranno ben caramellati.

Assemblate il piatto aggiungendo il chorizo tagliato a listarelle e rosolato in una pentola con della paprica.
Spolverate poi il tutto con coriandolo ed erba cipollina.

lalexa

 

...always on my mind



Con questa ricetta partecipo al contest "Colors and Food di febbraio - Cuisine Fusion & Green color"