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lunedì 8 luglio 2013

Risotto prosciutto crudo e melone

Fiuuuuuu! Eccola Lalexa!
Come state bimbe mie? Io torno da un periodo defatigante di qualche giorno in montagna, sono stata in Valle perchè finalmente è arrivata la mia macchinina e ne ho approfittato per riposare un po' e scappare dal caldo.
È da un po' che non riuscivo a passare da Pappa con mio immenso dispiacere e sconforto... Vabbè... non riuscivo materialmente a passare, ogni giorno qualcosa da fare... per esempio sto cercando di vendere l'auto vecchia... una scassona a benzina piacevolmete bottata... impresa alquanto ardua direi! Beh... e qui sono incappata in una delle mie frequenti disavventure! Qualche tempo fa mi chiama un tizio... in realtà chiama il mago pancione che grazie a Dio tratta sta cosa al posto mio, dice di essere parecchio interessato alla macchina, domanda varie cose, si informa e bla bla bla... morale: la vuole! Deciso! Bah, la cosa ci puzza ma al tempo stesso non capiamo l'inghippo, in più questo tizio chiama ogni giorno sempre più deciso. Ok. Ci accordiamo finalmente un giorno per fargliela almeno vedere... ma lui... poverino non riesce proprio a raggiungerci. Ci muniamo di pazienza e compassione e partiamo alla volta della sua cittadina a 1 ora e mezza da Verona. All'arrivo nel suo bel paesetto l'atmosfera si fa già diversa e negli occhi del mago pancione vedo gia il segnale del "torniamo a casa, dai!". Ci dice che ha perso i documenti la sera prima, ci dice che vuole andare subito all'aci a fare la vendita (senza documenti??), e constatato la chiusura degli uffici ci vuole dare i soldi in contanti sull'unghia senza passaggio di proprietà, senza una carta, senza praticamente aver provato/visto l'auto... insomma senza niente. Ma perchè!?!?! Non riusciamo ancora a capirlo, le abbiamo pensate tutte. Io e il mago gli facciamo notare che qualcosa non quadra... che se facciamo le cose fatte bene è meglio. Che non possiamo lasciargli la macchina così... ;))) Poi (non siamo razzisti!!) ci diceva di essere italiano ma la sua pronuncia tradiva un accento non proprio veneto e la sua carnagione era degna di 3 mesi di spiaggia quotidiana, non sarebbe di certo stato un problema la provenienza non italiana!! Ma quando il mago gliel'ha fatto notare si è tutto scaldato e ha iniziato a sudare... sarà stato il caldo dai, non pensiamo male ;) ...ebbene... ce ne siamo tornati a Verona, con la macchina vecchia sotto al sedere e con la sua promessa che la macchina la prenderà lui e chi ci chiamerà a brevissimo... lo sentiremo!? Mah
Ora pensiamo alle pappe che è meglio... vi lascio con questo splendido risottino... che ad immaginarlo non gli si da due lire... provatelo... mi direte! Soprendente!
aaaaa la notizia di cui vi parlavo? Divento ziaaaa. Ma andiamooooo!  Gioia, gioia e gioia!!!!!  



Ingredienti per due persone:
  • 160 gr di riso vialone nano
  • 1 scalogno
  • 1/2 melone pulito 
  • 1 spruzzata di vino bianco
  • brodo vegetale
  • parmiggiano reggiano grattuggiato
  • prosciutto crudo a fette
  • basilico
  • olio evo


 


Cuciniamo insieme:
Tritale lo scalogno e fatelo appassire nell'olio evo, ra buttate il riso e fatelo tostare per bene, sfumate con il vino bianco e coprite con un po' di brodo. Dopo 5 minuti aggiungete il melone passato nel mixer e portate a fine cottura. A riso cotto spegnete il fuoco e mantecate con il formaggio grana e il basilico tagliato grossolanamente con le forbici. Fate intiepidire il riso (per questo motivo tenetelo un po' al dente), trascorso il tempo foderate delle tazze con le fette di prosciutto crudo, riempite con il riso e sigillate il tutto. Capovolgete le tazze e guarnite con una foglia di basilico. Il gioco è fatto. Questo risottino anche... è perfetto per l'estate!!! Ottimo anche freddo magari come piccolo antipasto! 
lalexa




Con questa ricetta partecipo al contest "Sapori di mediterraneo" di Petrusina




martedì 30 aprile 2013

Paella de mariscos

Quando in pochi giorni cerchi di fare tua una città non tua.
Quando appena uscita dalla stazione ti fermi, ti siedi e inizi a guardare gli abitanti del luogo.
Quando annusi e senti che non è il profumo di casa tua e ti devi adattare.
Quando ti accorgi che quattro giorni sono pochi.
Quando ti sembra di aver abitato lì da sempre.
Quando ti perdi tra le vie trovando angoli che ti sorprendono.
Quando perdi ore parlando con qualcuno che non avevi mai visto prima.
Quando in un'osteria, in una via anonima mangi la paella più buona tu abbia mai immaginato.
Quando inizi a fotografare strade, vie, monumenti, palazzi e facce. Tante facce.
Quando ti arrabbi perché piove e a Valencia non può piovere nemmeno un giorno.
Quando dal centro storico in mezzora ti ritrovi faccia a faccia con il mare con il vento che ti sconfinfera i capelli e l'anima.
Quando il profumo di salsedine e la sabbia ti si attaccano alla pelle e ai capelli
Quando arrivi alla sera e i ti accorgi che i tuoi piedi hanno vissuto la città.
Quando tieni un diario di bordo con tutte le cazzate che ti succedono e che sul luogo ti sembrano divertentissime.
Quando aggirandoti tra i banchi del mercato coperto vieni trascinata dai profumi, dai colori e non sai neanche da che parte girarti da quanta roba c'è. Non ha mai visto tanto pesce in un mercato.
Quando avresti voluto aver una cucina anche in vacanza per svuotare il mercato e comprare tutto e correre a cucinare qualcosa.
Quando entri nel miguelete e solo quando arrivi in alto ti accorgi che quella fatica ne valeva la pena.
Quando arrivi alla plaza de toros e trovi al centro dell'arena una oktoberfest spagnola in sitle bavarese e pensi che a volte tutto il mondo è paese o che qualcuno ti ha messo un allucinogeno nella birra.
Quando prima di partire ti prepari un piano per ogni giornata e poi ti rendi conto che è piacevole perderti per la città.
Quando ti lasci trascinare da canete, tapas, e pinxtos per tutto il giorno senza pentirtene.
Quando dici: “Non vado via senza aver assaggiato un'altra vera paella”
Quando pensi: “Ma da noi la paella non la fanno così”
Quando ridici: “Appena arrivo a casa provo a farla anche io così”
Quando ripensi: “Ma sarà buona come quella?”
Quando chiudi la valigia e con un po' di malinconia saldi l'albergo con un arrivederci
Quando vorresti con qualche frase in riga poter descrivere la tua vacanza a qualcuno.


Ci sono rimasta davvero male. Pensavo di conoscere la vera paella, dai chi non ha mangiato almeno una volta nella vita questo piatto. E invece le mie sicurezze hanno vacillato quando mi si è presentata davanti la paella. A parte il fatto che a Valencia la paella mista è considerata alla stregua della pasta con il ketchup per noi italiani. Ora... in qualsiasi ristorante puoi ordinare la paella valenciana che è composta da carne di pollo, coniglio e verdure o la versione de marisco che è quella vi propongo io e va molto anche quella di riso al nero di seppia (arroz negro). Scordatevi di vedere paelle colorate da piselli, peperoni e mille altre cose, lì l'essenziale è il tipo di cottura... preferibilmente alla brace e leggero bruciacchiaticcio sul fondo che il riso acquista: una meraviglia.
Onore alla spagna!!!
Ci si prova...





Ingredienti per due persone:
  • 160 gr di riso (dipende dalla fame)
  • olio evo
  • 2 spicchi d'aglio
  • 1 seppia
  • 1 calamaro
  • gamberi
  • scampi
  • fumetto di pesce
  • zafferano
  • prezzemolo
  • sale grosso
  • 1 pomodoro maturo
  • limone per decorare



Cuciniamo insieme:
Fate imbiondire in abbondante olio di oliva (eh lo so... ma la paella lo richiede) l'aglio (andrebbe tritato ma io l'ho messo intero per poi levarlo), buttate la seppia e il calamaro puliti e tagliati rondelle in padella, dopo qualche minuto grattugiate (si si grattugiate) al suo interno un pomodoro maturo avendo cura di buttare la pelle e aggiungete del sale grosso. Ora è il momento di buttare il riso e mescolate per bene. Cospargete di prezzemolo, aggiungete il fumetto (preparato con gli scarti del pesce) nella misura di 1:2, cioè ad esempio 100 gr di riso 200 gr di brodo, aggiungete i pistilli di zafferano (o la bustina), date un'altra breve mescolata e... da lì... non toccate più il riso facendolo cuocere per 14 minuti, i primi dieci a fuoco alto (purtroppo non ho le braci) e poi i restanti a fuoco medio. Gli ultimi minuti aggiungete i gamberi e gli scampi. Se necessario scuotere la padella ma mai mescolare. A cottura ultimata coprire con un canovaccio pulito per cinque minuti e servire. La paella perfetta se inclini la padella deve rimanere quasi attaccata al fondo. Una gioia per il palato.

lalexa


 











Con questa ricetta partecipo al contest "Viaggio nel gusto" del blog "Squisito" e di AltraCasa



mercoledì 17 aprile 2013

Risotto erba amara e stracchino

Ola belle bimbe! Tempo spaziale oggi qui a Verona... che voglia di staccare, di star fuori, di osservare le persone e di fare grigliate. Ma io qui a Verona nel mio bilocalino possiedo solo un piccolo terrazzino.... Macchisenefrega.... stasera non mi ferma nessuno e quindi munita di mini griglia appartenente a un vicino di casa del tato ereditata per vicissitudini strane... una griglia moooolto vintage... del periodo pre-bellico della dimensione di 30 cm per 20 circa... una griglia che che trasuda racconti di pic nic con il giradischi portatitile, beh, stasera grigliata sul poggiolo! Ridicola penseranno i vicini... pancia mia fatti capanna penso io.

Voglio ringraziare di cuore tutte le amiche che continuano a passare in questo mio piccolo spazio nonostante io non riesca sempre ad essere presente o tempestiva nei vostri blog visto il periodo troppo pieno. Grazie perchè sapete percepire la mia essenza! Grazie per i commenti che ogni volta mi riempiono e mi fanno capire che c'è splendore, empatia e comprensione in maniera autentica e gratuita. E ciò mi commuove.
Ieri ho fatto un risotto utilizzando dell'erba amara (qui la chiamano così), solitamente qui la usano per fare torte, frittelle e frittate e si trova nei prati. Devo dire che nel risotto non è niente male... leggermente amarotica ma gradevolissima!


Ingredienti per 2 perone:
  • 1 scalogno
  • olio evo
  • 180 gr di riso
  • brodo vegetale
  • vino bianco
  • erba amara
  • stracchino o squaqquerone
  • grana gratuggiato

Cuciniamo insieme:
Tritate lo scalogno e mettetelo in una pentola con un filo d' olio, fatelo imbiondire e buttate il riso (non nella spazzatura... ahahah, che forza), fate tostare per bene e sfumate con il vino bianco, aggiungete il brodo e l'erba amara sminuzzata grossolanamente. A fine cottura mantecate con lo stracchino e il formaggio grana.

Ieri vegetariana oggi animala! Vado a preparare la griglia. A me la salsiccia! :)

lalexa

venerdì 15 marzo 2013

Risotto acciughe, capperi, pomodori secchi e porri

Ecco l'angolo gastronomico-narrativo de Lalexa.  
Ma vabbè cosa ci volete fare se mi piace condividere con voi ciò che mi passa per la testa in questo periodo? Se vi annoiate saltate subito alla ricetta che non mi offendo... un risottino non mente mai. E come vi avevo detto mi piace sperimentare in fatto di risotti e questo mi è davvero piaciuto.
Ma tornarndo al libro... avevo trovato uno stralcio di questo brano in un altro libro e mi è scattata la curiosità, un giretto in libreria e mi sono ritrovata in quattro e quattro otto a leggere integralmente L'isola di Sachalin di Čechov. ... Ma poi quanto mi piace girare in libreria, ci devo andare poco perché ogni volta avrei bisogno di un portantino per portare a casa i libri (e di un portafolgio mooolto più gonfio...) e la pila in attesa di fianco al comodino cresce e cresce, ormai è colonna portante della casa ;)) Ne leggo, ne aggiungo due... uhm così non va. 
Ma tra un chicco di riso e l'altro, sbirciate questo strano brano.

Il ghiliaco ha una corporatura forte, tarchiata; è di statura media o piccola. L'alta statura gli darebbe fastidio nella taiga. Ha ossa grosse, notevoli per lo sviluppo eccezionale di tutti i processi. (...) Ha il corpo magro, asciutto, senza strato adiposo; ghiliachi grassi e obesi non se ne vedono. Evidentemente tutto il grasso si consuma in calore, che in misura tanto cospicua va prodotto dal corpo di un abitante di Sahalin per far fronte al dispendio causato dalla bassa temperatura e dall'estrema umidità. Si capisce perché mangi così grasso. Mangia carne grassa di foca, salmone, grasso di storione e di balena, carne con sangue, tutto in gran quantità, cibo grasso, secco e spesso gelato e, dato che mangia cibo grezzo, ha l'attaccatura dei muscoli mascellari straordinariamente sviluppata e tutti i denti sono molto consumati. Il cibo è esclusivamente animale, e di rado, solo quando capita di mangiare a casa o a un banchetto, aggiunge a carne e pesce aglio di Manciuria o frutti di bosco. (...)
I ghiliachi non si lavano mai, tanto che gli etnografi hanno difficoltà a stabilire il vero colore della carnagione; non lavano la biancheria, e i vestiti di pelliccia e le calzature hanno l'aria di essere stati appena strappati a un cane malato. I ghiliachi emanano un odore pesante, acido e la vicinanza delle loro case si riconosce dall'odore ripugnante, a volte insopportabile, di pesce secco e di scarti marci di pesce. Vicino a ogni jurta di solito c'è un essiccatoio pieno fino in cima di filetti di pesce che da lontano, specie al sole, sembrano file di corallo. 
Sul carattere dei ghiliachi i giudizi sono diversi, ma tutti concordano che non è un popolo bellicoso, rissoso, litigioso e convive pacificamente con i popoli vicini. All'arrivo di uomini nuovi i ghiliachi sono sempre stati sospettosi, timorosi per il futuro, ma li hanno sempre accolti con gentilezza, senza la minima protesta, e al massimo hanno mentito, descrivendo Sahalin a tinte fosche e pensando di scoraggiare così gli stranieri. Mentono solo quando commerciano o parlano con una persona sospetta e, secondo loro, pericolosa ma, prima di dire una bugia, si guardano: proprio come i bambini. Qualsiasi bugia o vanteria in forma normale, non commerciale, è per loro spregevole.
I ghiliachi eseguono con cura gli incarichi che si prendono, e non ci sono stati casi in cui un ghiliaco abbia abbandonato la posta a metà strada o abbia sciupato cose non sue. Sono agili, svegli, allegri, disinvolti e non hanno nessuna soggezione in presenza di uomini forti e ricchi. Non riconoscono nessun potere sopra di loro e pare che non conoscano neanche i concetti di «superiore» e «inferiore».
Non hanno tribunali, ignorano cosa sia un processo e ancora adesso non capiscono nemmeno a cosa servano le strade. Già solo da quest'ultimo fatto si può intuire quanto sia difficile per loro capirci. Persino dove sono già state costruite le strade, preferiscono ancora camminare nelle foreste più fitte. Li si può vedere spesso, in fila con famiglie e cani, attraversare con fatica le paludi, anche se proprio lì accanto c'è una strada.

Tipi balordi questi ghiliachi. A tratti fantastici e a tratti ripugnanti... ma una cosa mi ha colpito molto leggendo questo brano che mi sono ritrovata davanti leggendo il libro.... che anche io non amo camminare sulla strada principale. E che questo può sembrare strano e anormale a chi dalla strada principale non riesce a staccarsi.

Trooooopppppo prolissa lalexa. Non capita spesso. Perdonatemi ;)


Ingredienti per due persone:
  • 180 gr di riso
  • mezzo porro
  • brodo vegetale
  • vino bianco
  • capperi
  • 3 acciughe
  • pomodori secchi
  • basilico
  • formaggio grana grattugiato

Cuciniamo insieme:
Affettate gli scalogni e poneteli in una pentola con le acciughe e i pomodorini secchi tagliati grossolanamente, io non ho messo olio perchè è già in questi ingredienti. Buttate il riso e tostate per bene, sfumate con il vino bianco e aggiungete il brodo, i capperi e a fine cottura il basilico spezzato con le mani. Spegnete la fiamma e mantecate con il formaggio grana!

...i ghiliachi lo mangerebbero? ...Bah io penso di si!

lalexa


mercoledì 6 marzo 2013

Il manzo saltato che girava le viti del mondo

(...) Quella sera però non riuscivo a sprofondare secondo il mio solito nel piacere della lettura. Kumiko, infatti, tardava. In genere alle sei e mezza al massimo era di ritorno, e quando pensava di far tardi, anche solo di dieci minuti, non mancava mai di chiamarmi. In queste cose era fin troppo metodica. Ma quel giorno alle sette passate non era ancora tornata, né aveva telefonato. Io avevo preparato tutto in modo da poter cenare appena lei fosse arrivata. Non era un gran menù.

In una padella cinese si facevano andare a fuoco basso bue affettato sottile, cipolle, peperoni e germogli di soia, si cospargeva di sale e pepe, e si aggiungeva un po' di olio di sesamo. All'ultimo minuto si condiva il tutto con uno spruzzo di birra, era un piatto che mi ero preparato spesso quando vivevo da solo. Il riso era cotto, il brodo di miso era caldo, la verdura era lavata e disposta in un vassoio, pronta per essere buttata in padella in qualsiasi momento.



Ma Kumiko non tornava. Avevo fame, quasi quasi ero tentato di prepararmi la mia parte e cominciare a mangiare da solo. Ma per qualche motivo quella soluzione non mi soddisfaceva, avevo la sensazione che non fosse una cosa corretta, anche se non sapevo spiegarmi il perché.
Seduto al tavolo della cucina bevvi una birra, e rosicchiai parecchi cracker stantii che trovai in fondo alla credenza. La lancetta corta della sveglia si andava avvicinando alle sette e mezza, e io me ne stavo con le mani in mano a guardarla avanzare.
In conclusione, Kumiko tornò alle nove e mezza passate. Aveva l'aria spossata. Gli occhi rossi, come iniettati di sangue. Brutto segno. Quando aveva gli occhi rossi, succedeva sempre qualcosa di brutto. «Stai calmo, - mi dissi, - cerca di non parlare a sproposito. Tranquillo, naturale, cerca di non provocarla».
-Scusami, - fece lei. - Non ce l'ho proprio fatta a finire prima. Volevo telefonarti, ma per varie ragioni non sono riuscita a trovare neanche un momento.
-Ma no, non fa niente. Non ti preoccupare, - risposi come se non ci facessi caso. E in realtà non è che fossi particolarmente seccato, era successa la stessa cosa anche a me non so quante volte. Andare a lavorare fuori casa comporta tanti problemi, non è una vita limpida e serena... non si tratta di raccogliere la rosa più bella che fiorisce in giardino, portarla alla vecchietta a letto per un'influenza due strade più in là, et voilà,
la giornata è bell'e che passata. No, succede a volte di ritrovarsi con dei buoni a nulla a fare cose assurde. Succede di non riuscire neanche a trovare un momento per telefonare a casa. Bastano trenta secondi, per comporre il numero di casa e dire «questa sera sono in ritardo». Di telefoni ce ne sono da tutte le parti. Eppure non sempre si riesce a farlo.
Mi misi a cucinare. Accesi il gas e cosparsi d'olio la padella. Kumiko tirò fuori la birra dal frigo e i bicchieri dalla credenza. Esaminò cosa io mi accingessi a preparare per cena. Poi senza dire una parola si sedette al tavolo, e si mise a bere la sua birra. (...)

Tratto da:
Murakami Haruki - L'uccello che girava le viti del mondo
Einaudi Editore - 2007



Un libro che mi ha lasciato moltissimo. Non solo questa ricetta.
Ecco la mia trasposizione della ricetta. Come essere entrata anche io un po' nel libro. Non c'è bisogno di agigungere altro. La ricetta è semplice, e Murakami scrive sicuramente meglio di me ;)


lalexa










martedì 8 gennaio 2013

Risotto peperoni e tomino al profumo di grappa

A Verona, la città in cui vivo ormai da un bel po' di anni, la tradizione culinaria è ancorata a pochi piatti che la fanno da padrona, il piatto tradizionale per antonomasia è il lesso con la pearà; la pearà è una salsa, che vi assicuro qui idolatrano e che accompagna tutti i bolliti di carne possibile immaginabile! Qui ne mangiano kg, sopratutto sotto le feste e la cucinano dalla mattina e la cuociono per ore... importante è avere un buon brodo di carne, un midollo (la miòla in veronese) e tanto pepe.... e ovviamene tanta pazienza e tanta carne bollita! Se capitate in zona veronese vi consiglio di assaggiarla. Ricordo la prima volta che sono stata a pranzo dal mio ragazzo la sua mamma mi ha preparato in carrellata tutti i piatti veronesi tra cui questa sconosciuta, eravamo in sei e ne ha portato in tavola un pentolone che pensavo bastasse per diciotto persone almeno... quando è partito il banchetto luculliano, io col mio cucchiaio me ne sono presa un po'...a mo' di maionese, sapete, la discrezione...ahaha... sono rimasta sconvolta quando ho visto quanta  ne prendevano gli altri commensali, praticamente metà piatto viene riempito di pearà e metà di bolliti misti... ammetto che con grande entusiasmo e qualche anno di esperienza ormai sotto questo aspetto sono proprio una veronese... ma oggi non vi posto la ricetta della pearà ma vi prometto che lo farò più avanti. Oggi parlerò di risotto.... probabilmente la seconda grande passione veronese, tanto che qui, in settembre/ottobre a Isola della Scala (in provincia) fanno la fiera del riso. A comandare su tutti i risotti è quello con il tastasal, che è un impasto di carne di maiale macinata, salata, e insaporita con sale e pepe nero grosso frantumato... in breve si tratta dello stesso impasto usato per fare il salame. GNAM!!! Ecco, durante quella fiera si assaggiano risotti di tutti i tipi cucinati dalle maggiori aziende produttrici di riso della zona e ogni tanto si riescono a scovare insoliti e appasionanti abbinamenti. Io in questa sagra traformata in fiera mi diverto come una bambina visto il grande amore che ho per il riso. Ma oltre che a mangiarli mi diverto come una pazza a cucinarli, un risotto che ultimamente mi ha dato moltissime soddisfazioni, tra i miei mille esperimenti e accostamenti in fatto di risotti, è quello che vi propongo oggi: ho deciso di usare una grappa morbida per sfumare al posto del vino bianco... e credetemi che la nota che rilascia, una volta evaporato l'alcool, è molto delicata e dà molto carattere al piatto.

...che prolissa oggi lalexa! ;)


Ingredienti per due persone:
  • 160 gr di riso (io ho usato il vialone nano)
  • 1 tomino
  • 1 peperone rosso piccolo
  • 1 scalogno
  • 1 bicchierino di grappa
  • brodo
  • origano
  • sale
  • olio evo

Cuciniamo insieme:
Fate un soffritto nell'olio evo con lo scalogno tritato e il peperone mondato e tagliato a cubetti, fate cuocere a fuoco lentissimo per una ventina di minuti, questo passaggio evita che peperone e scalogno vi restino sullo stomaco, buttate il riso nella pentola e fate tostare quindi sfumate con la grappa e coprite con il brodo. A fine cottura aggiungete il tomino tagliato a pezzettini e mantecate per bene.
Impiattate spolverando con una bella manciata di origano... che secondo me in questo risotto è la morte sua!!

lalexa

grazie di tutto tato



domenica 18 novembre 2012

Riso venere con olio di sesamo, gamberi e dadolata di verdure al curry

Serata brava ieri sera! Meglio stare un pò leggeri oggi! Un riso dal gusto e dal profumo un pò "esotico" grazie all'olio di sesamo e al latte di cocco!
Auguro a tutti una buona domenica! ...io me ne sto sul divano con Pino...il mio super micio!




Ingredienti per due persone:
  • 160 gr di riso venere
  • olio di sesamo 
  • vino bianco
  • mezzo scalogno
  • brodo di pesce o vegetale
  • 1 zucchina piccola
  • 1 carota piccola
  • 2 cucchiai di latte di cocco
  • olio evo
  • 6 gamberi 
  • 1 spicchio di aglio
  • sale 

Cuciniamo insieme:
Affettate lo scalogno molto bene e mettetelo in una pentola con un filo d'olio di sesamo, ora accendete la fiamma e fate imbiondire lo scalogno poi gettate il riso e saltate il tutto, quando il riso sfrigola sfumate con il vino bianco e aggiungete il brodo di pesce. La cottura del riso venere è un pò lunga, dovrete lasciarlo cuocere circa 50 minuti.

Intanto preparate le verdure: tagliate la carota e la zucchina a dadini e fate saltare qualche minuto in una padella in cui avrete messo un filo d'olio di oliva poi spegnete la fiamma, salate e spolverate di curry.

A parte, in un'altra padella fate saltare i gamberi in un filo d'olio di oliva in cui avrete aggiunto uno spicchio di aglio che poi leverete, quando i gamberi saranno cotti sfumate con il vino bianco e spegnete la fiamma.

Ci siamo! Il riso è quasi cotto... spegnete la fiamma e mantecate con 2 cucchiai di latte di cocco, aggiustate di sale e impiattate con le verdurine ed infine i gamberi!

Il riso abbonda sulla bocca degli stolti ;)



lalexa